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I tre tipi di Biologico.

I prodotti biologici si dividono in 3 tipologie

  1. Biologico al 95%: La prima è quella in cui almeno il 95% degli ingredienti agricoli è stato coltivato secondo il metodo biologico per almeno due anni.
    Il 5% residuo di ingredienti può essere scelto solo tra quelli indicati nella parte C dell’allegato VI al Reg. Cee n. 2092/91.
    Si tratta di pochi prodotti che nell’Unione Europea non si possono ottenere, oppure che non sono disponibili di produzione biologica in quantità sufficiente: oltre allo zucchero di barbabietola (solo fino al 1 aprile 2003), al pepe del Perù (!) e ai fiori di cartamo, la lista comprende i grassi che non siano estratti da cacao, cocco, olive, girasole, palma, cartamo, colza, sesamo, soia, e poco più.
    Gli additivi alimentari che possono essere utilizzati sono molto pochi (e tra loro non c’è alcun colorante, conservante o esaltatore di sapidità).
    I prodotti ammessi sono elencati nella parte A dell’allegato: anidride carbonica, acido citrico, acido ascorbico, lecitine e, purtroppo, nitrato di sodio e nitrato di potassio nei salumi italiani.
    Nella parte B dell’allegato sono invece elencati gli unici ausiliari di fabbricazione ammessi: acqua, alcol, azoto, acido citrico, caseina, ecc.
    Questi prodotti possono evidenziare nella denominazione di vendita la loro caratteristica, magari anche corredata dal claim : 100% da agricoltura biologica, oppure il 99% degli ingredienti agricoli deriva da agricoltura biologica e simili.
    Ma deve essere chiaro che biologico è il metodo di produzione: sì alla confettura di albicocche da agricoltura biologica, all’olio extra vergine d’oliva da agricoltura biologica, alle mele Golden da agricoltura biologica, no a pomodoro biologico o mozzarella biologica.
  2. Biologico al 70%: La seconda categoria è quella in cui a essere coltivato secondo il metodo biologico da non meno di due anni è almeno il 70% degli ingredienti agricoli. Anche in questo caso gli altri ingredienti, gli additivi e gli ausiliari di fabbricazione devono essere tra quelli compresi nell’allegato VI.
    In questa categoria, però, il riferimento all’agricoltura biologica non si potrà fare nella denominazione di vendita, ma solo nell’elenco degli ingredienti, e nella dicitura obbligatoria: “XX% degli ingredienti di origine agricola è stato ottenuto conformemente alle norme della produzione biologica”.
  3. In conversione: la terza e ultima categoria è rappresentata dai prodotti in conversione.
    Si tratta di prodotti che sono coltivati secondo il metodo biologico da almeno un anno prima del raccolto (in sostanza, un anno in meno delle altre due categorie). Non possono contenere che un solo prodotto di origine agricola; si possono utilizzare solo additivi compresi tra i pochi ammessi dalla parte A dell’allegato e ausiliari compresi nella parte B.
    E’ obbligatoria la dicitura “prodotto in conversione all’agricoltura biologica”. Il Decreto Mipaf n. 91436 del 4.8.2000 esclude la possibilità di fare riferimento alla conversione nei prodotti di origine zootecnica, limitandola a quelli vegetali.

Marchio europeo per i prodotti bio al 95%

Marchio Europeo Bio

Marchio Europeo Bio

I prodotti con almeno il 95% degli ingredienti da agricoltura biologica (non quelli con ingredienti di origine biologica superiori al 70% ma inferiori al 95%) possono esibire il marchio europeo.
A due anni dalla sua istituzione, il marchio è utilizzato ancora da poche aziende, anche perché il regolamento che l’ha istituito impone il diametro minimo di 2 cm, che non è sempre facile inserire in tutte le etichette.
E’ da augurarsi un maggior utilizzo: il marchio è facoltativo, ma è anche il miglior strumento per campagne promozionali collettive.
Per ora, quindi, se si intende avere la certezza che il prodotto sia ottenuto con metodo biologico, è più opportuno controllare che l’etichetta esponga i riferimenti all’organismo di controllo (che rimangono, anche in presenza del marchio).

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