Navdanya, racconti dall’India

Navdanya
Navdanya è una fattoria alle pendici dell’Himalaya.
Apparentemente un luogo lontano dal mondo e dalla civiltà, dal frastuono e dall’inquinamento. Uno di quei luoghi che sembrano estranei alla modernità, dove le mucche trascinano gli aratri, i contadini coltivano i campi con la saggezza di antiche conoscenze tecniche rispettose della natura.
Un visitatore di passaggio non sospetterebbe mai che in realtà siamo di fronte ad un luogo futuristico, e che qui, lontano dal chiassoso occidente, si gioca parte del destino di tutti noi.
Infatti Navdanya non è una semplice fattoria, bensì il luogo immaginato e realizzato da Vandana Shiva, la celebre attivista e ambientalista Indiana, per combattere un modello di sviluppo dannoso per tutti, coltivatori e consumatori.
Ho avuto la fortuna di passare di qui qualche anno fa, e ancora serbo il ricordo della tranquillità e del silenzio che si respira, della serenità con la quale pochi contadini fanno il loro mestiere, consapevoli della portata globale della loro azione.
La storia è sinteticamente questa:
Alcune multinazionali qualche anno fa (la Monsanto principalmente) hanno iniziato a regalare dei semi OGM ai contadini indiani. Apparentemente un generoso regalo, in realtà una bomba ad orologeria pronta ad esplodere di li ad un anno.
I semi infatti erano stati modificati per resistere ad una sostanza, brevettata dalla stessa Monsanto, capace di uccidere erbe infestanti e parassiti. E sopratutto per essere sterili, cioè le piante non erano in grado di generare a loro volta semi capaci di riprodursi.

La banca del seme
La cultura contadina tramanda da secoli i semi di anno in anno. I semi dei frutti dell’anno precedente vengono usati l’anno successivo, e così via.
Mentre i contadini che hanno accettato il “regalo” dalla Monsanto, l’anno successivo si sono trovati costretti a comprare i semi, e le sostanze antiparassitarie, dalla stessa multinazionale.
Quei luoghi sono luoghi poveri, se calcolati col valore del nostro denaro (un contadino guadagna in un mese l’equivalente di 50 euro), ma ricchissimi dal punto di vista della qualità della vita. Una vita semplice ma felice.
La Monsanto col suo arrivo ha generato povertà e morte.
Sentiamo spesso affermare dalle multinazionali che gli OGM servono a migliorare la produzione, che sarebbero capaci di risolvere il problema della fame nel mondo.
Ma il vero scopo di chi vuole diffondere semi geneticamente modificati è ormai evidente a chi ha un pò di buon fede.
La brevettabilità del seme serve solo a generare profitto, e non ha alcuna intenzione di migliorare le condizioni di nessuno, se non degli azionisti delle multinazionali.
Navdanya è nata proprio per combattere queste dinamiche. Alla fattoria alcuni contadini si sono riuniti per coltivare tutte le specie che riuscivano a recuperare, con il solo scopo di tramandare il seme da distribuire ai contadini che ne avevano bisogno. A patto di ricevere indietro altri semi l’anno successivo. Così è nata la banca del seme, dove le specie vengono protette dagli assalti del capitalismo.
In piccoli appezzamenti vengono coltivate le diverse varietà, e per proteggere le piante al posto degli antiparassitari vengono usate altre piante, al posto dei concimi chimici sterco, lombrichi e rotazione dei campi, così da creare dei piccoli ecosistemi capaci di autosostenersi, e di generare ricchezza.
Il ricordo di quel luogo è difficile da cancellare, così come il canto dei contadini al calar del sole, o le erbe officinali che mi diedero per curare una strana influenza.
Un luogo avveniristico mascherato da luogo arcaico.

Allevamento di lombrichi
Questo posto magico è diventato negli anni centro di aggregazione per tutte quelle realtà che, dal basso, hanno cercato un luogo far valere i propri diritti.
Celebre la battaglia condotta per la chiusura di uno stabilimento della Coca Cola, colpevole di aver prosciugato ed inquinato sorgenti idriche preziosissime per la comunità locale.
« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone“. » (Vandana Shiva)
Per RomaBiologica – Marco Buttarini
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