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L’esperienza di un’azienda agricola biologica e biodinamica

Ritorno alla Terra

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Riportiamo l’esperienza di un produttore che con fatica cerca di portare avanti un’agricoltura naturale ad impatto zero. E’ un precedente che può essere utile a tutti coloro che desiderano realizzare un’attività del genere.

Buon Giorno,
Mi chiamo Silvano Rutigliano e sono il titolare di un’azienda agricola di circa 7 ettari, sita sull’Appennino modenese a Samone di Guiglia 700 m slm.Voglio esporvi il mio caso perché ritengo che possa essere un precedente utile per tutti coloro che in futuro avranno il sogno di condurre un’azienda agricola secondo i metodi dellagricoltura naturale e di creare una piccola  comunità.

La questione di cui vi parlerò è ancora in atto ed ha degli aspetti paradossali. Nel 2004, dopo un lungo tempo di ricerca, ho trovato un luogo dove realizzare il mio progetto aziendale, studiato e migliorato per anni: un’azienda agricola autosufficiente ad impatto zero, prima tappa di un progetto di piccola comunità agraria condotta con un’interazione di metodiche che vanno dall’agricoltura
naturale (Masanobu F.) l‘agricoltura biodinamica e la permacoltura.

Il progetto prevedeva, tra il raggiungimento degli obbiettivi, dopo l’avviamento, la gestione a costo zero, non impiegando mezzi meccanici: quindi recupero dei semi, utilizzo del sovescio e delle consociazioni, largo uso della paciamatura per ottimizzare l’impiego idrico. Con l’insediamento, essendo io allora 38enne, chiesi di usufruire dei finanziamenti (B1 corrispondenti a 15.000 € a fondo perduto). Ogni cosa procedeva al meglio fino a quel momento. Conoscendo le peculiarità della mia conduzione aziendale ho più volte invitato i tecnici della Comunità Montana Modena Est a venire a farmi visita così da potere loro illustrare, con entusiasmo, le metodiche, perché immaginavo che, abituati alle conduzioni intensive avrebbero faticato a riconoscere il lavoro svolto.

Non hanno mai risposto ai miei inviti e sono venuti in azienda in un giorno in cui ero assente, senza neppure avvisarmi telefonicamente del sopralluogo. Premetto che avevo rilevato terreni in stato di abbandono e quindi avevo la necessità di renderli produttivi senza denaturarne eccessivamente il naturale processo di bilanciamento, le prime colture sono state piccoli frutti, fragole in pieno campo, lamponi, ribes e ortaggi.

Nel 2008 un perito dell’ente che mi aveva erogato l’anticipo del finanziamento mi ha mandato una lettera dicendomi che, a suo avviso, la mia azienda non era degna di ricevere il finanziamento perché in stato di abbandono, e mi contestava le colture dichiarate. L’aspetto paradossale è questo. Mi venivano contestata una coltura stagionale del 2007 su di una perizia fatta in Aprile del 2008. nel 2007 ho coltivato, oltre le colture già descritte, patate in pieno campo (quasi mezzo ettaro), le patate le ho piantate direttamente con la zappa senza lavorare il terreno, il campo si era poi coperto d’erba ma sotto terra le patate sono cresciute bellissime e sane, questo perché il terreno era soffice, grazie anche ai ripetuti sovesci. Le patate sono state tutte raccolte entro ottobre del 2007 e vendute a privati che, in alcuni casi, hanno fatto l’auto-raccolta.

Nell’Aprile del 2008 il perito è uscito per verificare le colture e ha trovato un campo zappato con le zolle erbosa visibili (avevo dovuto zappare perché dei mezzi pesanti, gip di cacciatori e fungaioli, senza il mio permesso, avevano pestato il terreno ripetutamente compattandolo in modo eccessivo), da qui ha tratto le sue conclusioni che le patate non c’erano mai state. Portava a conferma della sua affermazione le foto aeree fatte l’anno prima. A nulla è valso il mio invito a venire in azienda l’anno successivo a verificare come, pomodori, lattughe, patate, carote, crescevano in un campo con l’erba alta più di un metro e mezzo
e che questo tipo di coltura da una foto aerea non sarebbe stata visibile, pur essendo una metodica specifica della conduzione secondo i criteri di agricoltura naturale (ho tutta la documentazione fotografica).

Aggiungo che quest’anno ho prodotto 8 ql di pomodori da conserva sopra una superficie di 1000 mq, oltre a 100 kg di carote, centinaia di mazzetti di rapanelli, numerose casse di lattuga e cicoria, fagiolini e fagioli borlotti). Mi hanno contestato l’assenza di fatture di acquisto per l’anno 2007 (per gli anni precedenti ci sono tutte) dicendo che non credevano che non avessi speso un soldo per le sementi o il concime (conservo i semi, mi produco le piantine in semenzaio, non uso concimi o altri prodotti da dovere acquistare).

Ho esibito una perizia del mio perito (dott.ssa Cristina Marello ) e l’hanno contestata asserendo che il perito non poteva conoscere la mia azienda se affermava che la coltivavo. Per farla breve, mi hanno tolto i 15000 euro mettendomi in seria difficoltà. Ho contestato la loro perizia per sentirmi dire che non avevo nessun diritto.
Così, con il rischio di dover chiudere l’attività e rinunciare al progetto (l’azienda ora garantisce l’auto-mantenimento e il reddito, onesto, per una persona, quindi 15000 € corrispondono al reddito di un intero anno, come si può verificare dalla dichiarazione fiscali) Mi sono rivolto ad un legale, anticipando delle spese e così, finalmente mi hanno dovuto riconoscere il diritto di fare ricorso. Il ricorso lo abbiamo fatto e il mio legale ha citato il responsabile della comunità Montana e tutti i referenti nella questione, per reati che vanno dall’abuso di potere, all’errata interpretazione di normative europee, fornendo tutte le prove sufficienti per dimostrare che la prima perizia non è valida e di conseguenza vengono a cadere tutti i presupposti che hanno motivato il recupero del denaro anticipatomi. Tra non molto inizierà il processo al Tar.

Oggi ho bisogno di tutto l’aiuto possibile per fare valere il diritto di un coltivatore di adottare i sistemi che ritiene più opportuni per condurre la propria azienda agricola. Ho saltato nella narrazione alcuni passaggi, dove venivo accusato di essere un folle, di volere riportare l’agricoltura al medioevo, e anche di essere un disonesto con la sola intenzione di truffare del denaro. Assurdo. basta dare un’occhiata al mio curriculum vitae per rendersi conto della persona che sono e che ho tutte le competenze per fare quello che faccio così come lo faccio.

Perdonatemi per il tempo che vi ho rubato ma credo che la documentazione che ho ricavato, gli studi delle normative e della legislazione in vigore, possano essere utili per tutti coloro che, come noi, sognano un mondo più sano e naturale. Vi chiedo di divulgare il mio caso, di muovere solidarietà e coscienza in cambio metto a disposizione tutto quello che ho appreso perché in
futuro son si vengano a verificare più dei casi assurdi come il mio
( il perito, che poi è una signora di nome Teresa, mi accusava di non sapere fare il mio mestiere e poi ammetteva di non capire niente di quelle teorie “originali delle agricolture nuove che si inventano“. E’ arrivata a dirmi un giorno “se lei alle sue piante vuole anche raccontargli le poesie sono fatti suoi ma non creda che noi siamo disposti a credere a roba del genere. Noi ci basiamo solo su dei testi scientifici, lei ne ha per dimostrare quello che fa?” Le ho portato dei volumi da leggere: “La rivoluzione del filo di paglia” “L’agricoltura naturale” “Principi di permacoltura” “L’agricoltura biodinamica” li ha tenuti sulla scrivania e me li ha restituiti dicendo che non aveva tempo per leggere altro, perché un diploma lo aveva già preso)

Ora la superficialità e l’incompetenza di un tecnico rischiano di affossare un progetto bellissimo. Perché la realtà è che mi trovo in seria difficoltà, la banca mi chiede di rientrare del debito entro dicembre 2010, questo vuole dire 1000 al mese da restituire e andiamo incontro all’inverno dove la mia attività è ferma, eccezion fatta per il taglio della legna nel bosco che comunque potrei vendere solo nell’estate successiva. Il giudice deciderà se devo riavere quei soldi che mi spettano di diritto e sono ottimista, però che fatica.

Sono a disposizione di chiunque desideri chiarimenti e un ulteriore approfondimento più dettagliato sulla questione, così pure per chi volesse dei consigli per affrontare al meglio l’avvio di una nuova azienda agricola condotta secondo i criteri dell’agricoltura naturale, o di permacoltura.

Grazie ancora
azienda.rigale@libero.it
Silvano Rutigliano

11 commenti a “L’esperienza di un’azienda agricola biologica e biodinamica”

  1. luigi vezzalini scrive:
    13 novembre 2009 alle 11:12 am

    Sono il dirigente della Struttura che ha istruito la pratica del Sign. Rutigliano e gli ha negato il contributo che aveva richiesto, come inserimento giovane in agricoltura, per il mancato raggiungimento dei requisiti previsti dal Piano di sviluppo rurale (finanziato da fondi europei).
    Mi meraviglia che venga pubblicata una lettera come questa, senza sentire anche la controparte e accertare la correttezza delle informazioni riportate.
    Non intendo ribattere i concetti di agricoltura naturale e biodinamica proposti dal sig. Rutigliano ( “la rivoluzione del filo di paglia” l’ho letto oltre 10 anni fa e possiedo ancora il libro), poichè i diversi punti di vista e i risultati concreti ottenuti li abbiamo già discussi con l’interessato.
    In questa sede voglio solo denunciare che la lettera pubblicata contiene una serie di bugie, al limite della diffamazione , per quanto rigarda le affermazioni fatte da me e dalla collega e in merito ai numerosi inviti che ci avrebbe fatto a visitare la sua azienda, in realtà mai pervenuti.
    Siamo dipendenti pubblici seri, conosciamo bene la fatica e la dignità degli agricoltori e non ci saremmo mai permessi di tenere l’atteggiamento e di fare le affermazioni che ci sono state attribuite. Al contrario non si fa nessun cenno a tutti i supplementi istruttori che abbiamo adottatto e al confronto con i tecnici della Provincia per trovare assieme a loro sufficienti motivazioni a non far decadere il contributo. Evidentemente deve passare il messaggio che presso l’Ente pubblico lavorano solo burocrati rigidi, con scarse competenze e mai aggiornati.
    Per finire, un consiglio utile a chi vuole fare davvero dell’innovazione in agricoltura e accedere ai contributi pubblici: quando iniziate l’esperienza coinvolgete davvero i tecnici degli Enti interessati e anche quelli delle Associazioni agricole, vi capiranno e vi potranno dare anche utili suggerimenti in corso d’opera.

  2. RomaBiologica.com scrive:
    13 novembre 2009 alle 11:21 am

    @ luigi vezzalini:
    Pubblichiamo molto volentieri la risposta del dirigente della struttura al signor Rutigliano.
    Teniamo a precisare che in quanto realtà autofinanziata non abbiamo alcun potere di controllo della veridicità delle informazioni che ci vengono fornite, e lasciamo a disposizione questo spazio di commenti proprio per stimolare il dibattito pubblico e dare la possibilità alla controparte di rispondere come meglio crede. Dal nostro punto di vista tutte queste sono informazioni utilissime da pubblicare in rete.

  3. Giuseppe Bicocchi scrive:
    22 novembre 2009 alle 9:35 pm

    Ecco un esempio che dimostra l’inutilità delle Comunità Montane.
    La C.M. ha fatto dei marciapiedi a Marano sul Panaro, che cosa abbiano a che fare i marciapiedi con l’agricoltura non è dato sapere. Anche il centro di Marano non è “propriamente” in montagna .
    Il sig. Vezzalini è stato il Responsabile Unico del Procedimento nella costruzione di un indecente parco per bimbi, nei pressi della piscina. Un camminamento franato poco dopo.
    In questo parco sono state usate traversine da ferrovia notoriamente cancerogene e vietate per legge nei parchi per bambini.
    Quindi mi sento di essere decisamente dalla parte di Silvano. La distribuzione dei fondi da parte della Comunità Montana (e non solo), andrebbero accuratamente controllati, ne salterebbero fuori delle “belle”.
    Il signor Vezzalini è fin troppo “bravo”, tiene il naso in un sacco di Enti, evidentemente non riesce a “controllarli” bene. Vicepresidente della cooperativa Promappennino, una roba da farci un film.

  4. silvano rutigliano scrive:
    23 novembre 2009 alle 7:00 pm

    Caro dott. Vezzalini
    Mi perdoni se leggo solo adesso la sua risposta, ma in questo periodo, come lei potrà immaginare, gli impegni in agricoltura non sono pochi. Mi riprometto di risponderle nel dettaglio più avanti. Le faccio per ora due domande e la prego di considerarle: 1) Quando sarebbe venuto lei, intendo lei personalmente nella mia azienda a verificare?, perché da quanto mi risulta non è venuto mai. Se poi dice che non le sono mai pervenuti degli inviti da parte mia a visitare l’azienda non dice la verità perché, lei se vuole potrà anche negarlo ma i fatti non cambiano, tutte le volte che sono venuto nel suo ufficio l’ho invitata e lei si è sempre rifiutato, dicendo che non aveva tempo. Un giorno l’ho persino pregata di uscire e venire con me a verificare di cosa stavamo parlando, con il solo risultato di fare con lei il tragitto che dal suo ufficio portava nel bar dove ha pranzato. Quel giretto che avrebbe risolto tante cose lei non lo ha mai fatto. Le riconosco che conosceva il “Filo di paglia”, almeno il libro, ma conoscere il libro e applicarne le tecniche non sono necessariamente la stessa cosa. Infatti quando, su vostra richesta, in realtà del suo perito, portai dei testi per dimostrare che il sistema colturale non lo avevo inventato io, lei si entusiasmò e questa cosa, le confesso, mi commosse. Mi ricordo che parlammo di un suo progetto giovanile fallito, e le dico adesso quello che non le dissi allora: “lei lo sta portando al fallimento un’altra volta.”
    Si ricorderà anche che alcuni testi li ho lasciati in visione alla sua collega perché per sua ammissione non conosceva le tecniche di cui parlavamo, la stessa persona che ha fatto la perizia che io ho contestato. Sulla questione delle perizie e della consulatazione con la provincia scriverò un messaggio dettagliato. Ci saranno un paio di cose che lei dovrà spiegare e mi dispiacerà doverla mettere in imbarazzo. Comunque sia, caro Dott. Vezzalini, il mio legale, nonostante le cose che lei aveva detto, più volte, è riuscito, con validissime ragioni, ad ottenere il diritto di fare ricorso, che voi, in diversi modi, volevate impedire. Mi vuole spiegare, e questa è la seconda domanda, il perché secondo lei, io, non avevo il diritto di contestare la vostra perizia?
    Le faccio i miei migliori auguri di realizzare i suoi sogni in futuro e anche di riconoscerli nei sogni degli altri, così che non si debba mai più trasformare da sogno in incubo. Perchè non potrò mai dimenticare quel giorno in cui, per un attimo, mi faceste credere che tutto si sarebbe risolto con un parere positivo.
    Mi scuso con i redattori di Roma Biologica ma è necessario che posti più tardi un altro messaggio, con dovizia di particolari e specifiche dei documenti, così da cancellare ogni dubbio sulle affermazioni fatte dal dott. Vezzalini quando dice che le mie frasi contengono bugie al limite della diffamazione. Non è mia abitudine parlare di cose che non sono vere, me lo impedisce l’alto rispetto con cui considero la vita e la Verità. Anche in questo caso ho esposto semplicemente i fatti. Se poi vi ritenete offesi citatemi! Così faccio una controdenuncia e iniziamo una causa civile oltre che una amministrativa. In quel caso, finalmente, avrò parecchie decine di testimoni che il giudice potrà ascoltare che, invece, non sono ammessi in un tribunale amministrativo. Cordialmente
    Silvano Rutigliano

  5. Il Pollaio del Re scrive:
    1 dicembre 2009 alle 12:58 am

    Gent. Silvano,

    innanzi tutto le faccio i nostri complimenti per la sua lettera e i nostri migliori auguri sperando che la vicenda si concluda a suo favore.

    Grazie a uno dei pochi strumenti mediatici realmente democratici e disponibili al momento, quale internet, ho letto con molta attenzione la sua vicenda ben descritta ho anche letto il tentativo di giustificazione del Dr Vezzalini.

    Purtroppo siamo a conoscenza di molti casi analoghi dove il comportamento insofferente e spesso arrogante di molti enti istituzionali che dovrebbero aiutare lo sviluppo rurale in realtà lo soffocano nel nascere, iniziative lodevoli come la sua vanno avanti solo se si dispone di un notevole capitale o ottime conoscenze politiche.. la famosa legge del più forte.

    Gli uffici dei vari organi per lo più gremiti da burocrati e incompetenti del settore, salvo rare eccezioni.
    Questo commento sig Silvano è per dimostrarle il nostro appoggio morale perchè in sintonia con la nostra filosofia. A nome mio, di tutti i nostri associati e di quanti non hanno avuto la sua abilità di scrivere e reagire a questo tipo di soprusi. Coraggio e buona fortuna.

    Viviano Masconni

    Presidente, Associazione “Il Pollaio del Re” ® – AICS
    Centro di Recupero Antiche Razze Avicole Italiane

    PS mi scuso per eventuali incongruenze e/o ripetizioni ma è scritto tutto di getto e nottetempo..

  6. bernardo piemonte scrive:
    15 marzo 2010 alle 3:10 am

    Al sig. Vezzalini posso raccontare brevemente la mia piccolissima esperienza di orto sinergico (adattamento di E. Hazelip degli insegnamenti di Fukuoka al clima europeo).
    La crescita delle piante, sia orticole che officinali, è stato rigogliosissima, nonostante la scarsità di acqua e l’esser partiti in ritardo: la piccola aiola, coltivata assieme all’amico proprietario del terreno, sembrava una “zolla di foresta tropicale” trapiantata sulle coline della Lessinia e dubito che delle foto aeree avrebbero potuto capire quali e quante piante crescevano in quei pochi m.quadri …nonostante le erbacce.
    L’anno successivo ho gettato dei semi di iperico, raccolti l’autunno precedente, in mezzo al prato – nelle vicinanze dell’aiola sinergica – e l’iperico è cresciuto, senza nessuna cura, in mezzo a tutte le altre erbe.
    Purtroppo abbiamo dovuto abbandonare il ns. piccolo orto perchè troppo lontano da dove abitiamo e per altre difficoltà personali.
    Non posso entrare nel merito delle vicende burocratiche del sig. Rutigliano, ma la pregherei di andare di persona a fare dei sopralluoghi e verificare con i suoi occhi: per la mia piccola esperienza non ho nessuna difficoltà a credere ai risultati del suo lavoro e mi sembra un delitto togliergli il finanziamento.
    Bernardo Piemonte – Verona

  7. L’esperienza di un’azienda agricola biologica e biodinamica « Semi al Vento scrive:
    16 marzo 2010 alle 11:37 am

    […] Non aggiungo altro commento vi rimando alle parole dirette del soggetto che oggi vi propongo (articolo segnalatomi da un amico di Verona e pubblicato sul sito di roma biologica ) […]

  8. Emilia scrive:
    2 novembre 2010 alle 4:19 pm

    Gent.Silvano,
    mi ha molto interessato il tuo articolo e vorrei farti alcune domande. Io e mio marito abbiamo 23 e 27 anni. Dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti e dopo aver visitato numerose aziende autosufficienti, vorremo anche noi intraprendere questa strada. Siamo entrambi cresciuti in campagna e in aziende agricole e abbiamo una certa sicurezza economica alle spalle. Possediamo un terreno di due ettari nella campagna laziale dove pensiamo che occorra un iniziale cospicuo investimento (100000 euro) ma che poi possa proseguire autonomamente. La domanda è la seguente: é effettivamente possibile costruire un azienda autosufficiente, dove le spese vengano ridotte al minimo e riuscire a portare avanti la famiglia, senza alcun interesse nell’arricchirsi? Magari solo vendere il surplus.. Nel terreno è presente una casa ed alcuni stabili che vorremmo rendere autonomi con l’energia eolica, è possibile? Secondo te le spese risulterebbero eccessive? Già molti ci prendono per pazzi, vorremmo qualche chiarimento dal punto di vista economico: tipo come organizzare l’orto per 6 persone, quanti e quali animali occorrono, due ettari sono sufficienti considerando che buona parte è coperta da olivi. Inoltre, speriamo che presto la famiglia si allarghi con molti bambini. Scusa tutte le domande ma siamo un poco preoccupati.
    Grazie

  9. Marty Zabriskie scrive:
    18 novembre 2010 alle 2:30 pm

    Come Newbie, sono costantemente alla ricerca in linea sugli articoli che possano avvantaggiarmi sull’argomento. Lascio anche l’ email perché mi picerebbe ricevere avvisi sui prossimi aggiornamenti. Speciale blog.

  10. gilberto scrive:
    1 aprile 2012 alle 5:21 pm

    Da venti anni conduco una piccola azienda agricola in località montana del Cuneese, produco ortaggi a coltivazione naturale nei mesi estivi e li vendo partecipando a qualche mercato del biologico e qualche ristorante della vallata.
    La mia è stata una scelta di cambiamento di vita uscire da quel circolo vizioso che viene imposto, ogni giorno, con le regole della concorrenza e del capitalismo, io ho sempre creduto nella qualità di un prodotto e non nella quantità del medesimo,
    in poche parole “poco ma buono”.
    Con una piccola attività come la mia si sopravvive da persona povera, si vive in serenità e in ambienti sani e ancora puliti, si consumano cibi naturali e si vive nel cuore della natura.
    Comunque le montagne sono grandi ed hanno molti terreni incolti e ruderi che si possono ristrutturare come ho fatto io, con un piccolo investimento si possono acquistare e lanciarsi in nuove idee di vita di miglioramento ambientale, ad esempio si può allevare degli animali magari per la carne o meglio ancora per produrre degli ottimi formaggi più facilmente vendibili e con ricavi soddisfacenti.
    Concludo con un appunto sulle “comunità montane” dicendo che non solo hanno contraffatto pure il termine “comunità” ma sono dei veri partiti politici e attività industriali.
    Direi ancora a questi signori impiegati che le loro montagne sono secche non piove più abbastanza e manca pure la neve ed il gelo invernale, gli alberi seccano di anno in anno e la natura muore, forse i signori dal loro ufficio non se ne sono ancora accorti, forse è il momento di aprire gli occhi……

  11. Silvano scrive:
    7 aprile 2012 alle 5:56 pm

    @ Emilia:
    Rigrazio tutti quelli che mi hanno risposto e scritto, anche in privato, messaggi di incoraggiamento e sostegno, il mio tempo per navigare in rete non è tanto per questo motivo mi accade di leggere i messaggi con molto ritardo. Vorrei dire a Emilia che due ettari di terra, se condotti con criterio possono garantire il sostentamento alimentare a ben più di 6 persone. Per quanto riguarda i costi è necessario fare delle scelte fin da subito, quando sono partito con l’azienda mi ero dato l’obbiettivo di arrivare a condurla a costi 0. Ci sono riuscito per molte cose , ma ho scoperto che un’azienda a costi 0 di mantenimento genera sospetti negli amministratori del territorio e quindi è facile che giudichino con un po’ di preconcetti. Oggi mi sono attrezzato con mezzi leggeri, ho due motocoltivatori uno da 4 cv e uno da 16cv, più un trattore a cingoli da montagna di 40 cv. Questo ha introdotto il costo dei carburanti e ridotto moltissimo i tempi di lavorazione e anche la mia fatica. Ho abbandonato il sogno dell’agricoltura naturale perché i tempi non sono pronti, almeno nella zona dove la mia azienda ha sede, e mi sono dedicato all’agricoltura biodinamica che è un po’ più conosciuta. Emilia, se avete un progetto specifico sarò felice di parlarne con voi.


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